Sino alla fine del Mare.

Fase tre. Finalizzazione.

La terza fase di lavoro ci ha permesso di tirare le somme. Da una parte la riflessione sul percorso fatto e una sua ricostruzione teorica; dall’altra la presentazione della ricerca in forme diverse quasi assumibili al concetto di opera.

Discussione pubblica tra i curatori Claudio Zecchi e Paolo Mele e gli artisti Elena Mazzi + Rosario Sorbello; Lia Cecchin, Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo

Le terre estreme, nella fattispecie il Capo di Leuca, sono, come dice Valentino, pescatore intervistato da Riccardo e Carolina nella preparazione del loro radio documentario, a seconda di dove le si guarda punto ultimo e punto primo. Le terre estreme sono materia complessa e forse assomigliano di più ad una terra di passaggio, nel caso specifico al centro del Mediterraneo, i cui confini sono molto più vasti e meno definibili di quello che appaiono ad una prima osservazione. Questa ampiezza le rende infatti terre che non si danno nell’immediato e che nella loro posizione marginale rimettono costantemente in discussione il senso comune delle cose. Sono anche luogo di resistenza, di possibilità radicali e uno straordinario laboratorio sperimentale in cui il linguaggio viene continuamente rinegoziato in una funzione tesa a creare un nuovo orizzonte, aprire finestre e produrre sconfinamenti. Le terre estreme ci costringono a riposizionarci costantemente rispetto allo spazio che occupiamo stabilendo un rapporto dialettico col territorio e chi lo vive generando così una pluralità di prospettive di significazione.

Elena Mazzi + Rosario Sorbello, En route to the south, performance,Frantoio Ipogeo “La Fadea” di Russo

Carlos Casas[, regista e artista visivo, parla infatti dei “paesaggi estremi come luoghi dove è ancora possibile sperimentare visioni che ci permettono di ricalibrare i nostri limiti e accrescere la nostra coscienza. Luoghi capaci di registrare la nostra ignoranza aiutandoci ad ampliare le nostre capacità di comprensione del mondo”.

Se quindi consideriamo le terre estreme come strumento per se, è chiaro allora che ci troviamo nel dominio del rischio, dominio in cui è possibile operare per rotture e discontinuità.

Come già detto, sul piano strettamente metodologico, il tentativo è stato infatti quello di liberare la ricerca dal momento della produzione vera e propria non chiedendo agli artisti la realizzazione di un lavoro finale – se non il contributo per la realizzazione di un libro – formalmente risolto. Questo spazio di libertà ha paradossalmente generato una sorta di inciampo e, quella che avrebbe dovuto essere solo la presentazione della ricerca nel suo statuto discorsivo fin dove era giunta, si è trasformata nella presentazione di oggetti (se non proprio opere) dai contorni certamente più definiti e potenzialmente generativi di ulteriori possibilità.

Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo, Scarcagnuli, poster, Bar 2000

Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo hanno infatti riconosciuto nel Capo di Leuca la possibilità di continuare la loro ricerca a lungo-termine sui paesaggi sonori e le testimonianze orali di specifiche comunità realizzando la prima parte di un radio documentario dal titolo Scarcagnuli[. Radio documentario presentato sia in forma di “cinema senza immagini”, sia come una sorta di appuntamento “radiofonico” trasmesso tutti i giorni per circa trenta minuti alla stessa ora presso il Bar 2000.


Riccardo Giacconi + Carolina Valencia Caicedo, Scarcagnuli, Bar 2000

Con OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence), Lia ha lavorato sul tema della memoria facendo leva su ciò che si è dimenticato anziché sulle informazioni che sono resistite al tempo. Gagliano del Capo è infatti un paese con un forte passato migratorio che ha visto le precedenti generazioni trasferirsi altrove per cercare fortuna e allontanarsi da un presente che lo indica come meta turistica e luogo di passaggio. Partendo da questa identità transitoria, Lia ha lavorato sui concetti di assenza, perdita e quindi sulla ricostruzione dei ricordi.

Entrambe i lavori sono riusciti a definire un campo di relazione che si è delineata come mezzo e non come fine facendo sì che l’opera, poiché liberata da un’attività creativa non finalizzata, mettesse in rilievo la dimensione problematica dei processi nella loro complessità.

Lia Cecchin, OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence)

Lia Cecchin, OLGA (Outdoor Lab for Gathering the Absence), Identikit

Sino alla fine del Mare.

Fase due. Paesaggio antropico e paesaggio ambientale.

Liberare la ricerca dal momento della produzione vera e propria; insistere su un tempo radicalmente lento; rintracciare storie e individuare possibili formati che siano in grado di riconsegnare – non formalizzare in senso oggettuale – in una direzione di tipo socio-antropologica, i confini di un paesaggio umano, terreno fin ora poco sondato in una ricerca sull’estremo che ha visto come attore principale il paesaggio nel suo aspetto geografico e paesaggistico.

In questo senso è forse meglio declinare la parola paesaggio nell’ottica di una prospettiva più ampia e parlare piuttosto di “spazi” al plurale lì dove «[…] le evidenze territoriali sono differenti e condizionano le scelte artistiche. La parola “spazi” è volutamente tra virgolette, sottintende l’ambiente, il paesaggio o il territorio. Sono termini che avrebbero in origine connotazioni differenti: non cambia l’oggetto di analisi, ma il modo di osservarlo, che determina la categoria concettuale espressa attraverso la scelta terminologica. […]» (A. Pioselli, L’arte nello spazio urbano, premessa).


Burraco al Bar 90 Minuto

Sessione di lavoro presso Lastation con Radical Intention, foto credits Claudio Zecchi

In quest’ottica, il paesaggio, è anche il luogo della percezione individuale e collettiva nel “fare” di un luogo un “paesaggio” (A. Pioselli) e in questa seconda fase gli artisti sono andati incontro ad una lettura ancora più ampia attraverso gli strumenti, o punti di osservazione, messi a disposizioni da alcuni professionisti esterni.

A partire proprio dalla definizione conflittuale di territorio e comunità con Michele Romanelli, lo sguardo si è poi posato, attraverso una procedura metodologicamente del tutto sperimentale e disfunzionale, sulla possibilità di rintracciare una possibile relazione tra la terra estrema del reale e la terra estrema del sogno (Radical Intention). Qui il lavoro collettivo declinato sul versante processuale ha imposto prima di tutto la necessità di un’attenzione su un linguaggio che viene continuamente e radicalmente rinegoziato nell’ottica della costruzione di un lessico comune. Un lessico completamente reinventato per determinare il luogo in cui ci si trova cercando di capire, se e quanto, i piani del pubblico e del privato o meglio, dell’emotività individuale e dell’emotività collettiva, siano influenzabili quando c’è condivisione. Il risultato parzialmente raggiunto è stata la costruzione di una mappa, un paesaggio in fieri in cui, per usare le parole di Calvino sebbene spostando il paradigma di riferimento su un piano più ampio (città = spazio), «non si deve mai confondere la città con il discorso che la descrive».


Sessione di lavoro presso il sentiero del Ciolo con Radical Intention, foto credits Claudio Zecchi

La mappa tende dunque a mettere in relazione due piani tracciando la soglia di un limbo in cui l’aspetto emotivo è costantemente presente. Un aspetto tanto fragile quanto effimero nel quale si registra quella dimensione sonora, a partire dall’ascolto, esplorata in fine con Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei). Una dimensione che contribuisce ad allargare ulteriormente il piano dell’indagine sul paesaggio come strumento capace di restituire gli “spazi” – nella loro duplice natura antropica e ambientale – senza immagini ampliandone, per paradosso, la potenza emotiva. Il suono diventa quindi strumento attraverso il quale approcciarsi alle persone (come?), raccogliere testimonianze e (ri)costruire una narrazione comune che, non dando indicazioni geografiche precise, si sposta dal pianodel particolare a quello dell’universale.


Mappa della Terra Estrama del reale e della Terra Estrema del sogno (particolare)

Sino alla fine del Mare

Fase uno. Ipotesi di lavoro e metodologia.

Courtesy Domenico Licchelli

Courtesy Domenico Licchelli

Sino alla fine del Mare è un progetto di ricerca sul tema delle cosiddette Terre Estreme declinato in tre fasi. Questa che si è appena conclusa, la prima, è per certi versi la più delicata poiché basata sulla necessità di stabilire delle coordinate e dei codici in un tempo brevissimo che induce necessariamente a delle forzature nelle relazioni tra il territorio e il suo paesaggio al tempo stesso geografico e antropologico; la stazione come centro nevralgico della ricerca; e gli artisti che per due settimane hanno occupato la stazione stessa rispondendo al tema dell’estremo fungendo quasi da incubatori di un’esperienza che si è limitata, ad oggi, a raccogliere informazioni e conoscenze di diversa natura intrecciandosi con un tempo estremamente lento.

Una sessione di lavoro presso Lastation con Domenico Licchelli

I momenti di pausa, declinati quasi nella dimensione dell’ozio sono, infatti, in un progetto di ricerca di sei mesi il cui obiettivo non è produrre un’opera bensì un libro, tanto importanti quanto quelli di conoscenza e approfondimento. Questi momenti si sono poi intrecciati con la vita di tutti i giorni e quei luoghi di riferimento che alimentano le relazioni sociali a Gagliano del Capo; le tracce lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni; i professionisti e infine le associazioni che operano nel territorio stesso.

In questa fase, infatti, la conoscenza alta, in particolare quella scientifica che aveva come obiettivo quello di segnare in qualche modo i confini e delineare la struttura geo-morfologica del territorio e le sue possibili ricadute di natura antropologica, si è intrecciata in maniera organica con le forme più varie della conoscenza: da quella fatta per via diretta attraverso le escursioni, a quella della trasmissione della memoria attraverso il racconto, a quella agronomica, a quella infine emotiva.

Luca Coclite disegna una mappa delle Terre Estreme attraverso i lavori degli artisti che hanno partecipato alle precedenti edizioni

Il territorio nella sua vasta stratigrafia si è comportato come una sorta di piattaforma, o meglio, un complesso dispositivo di intrecci e di tracce, di punti per ora sospesi che verranno uniti in un tempo non guidato dai meccanismi della produzione forzata se non piuttosto in una forma che, attraverso il libro, diventerà una sorta di rizoma lasciando successivamente spazio libero ad altre ipotesi di lavoro e ricerca per gli artisti stessi, per Ramdom e per quegli artisti/ricercatori che verranno.

In escursione accompagnati dall’associazione Salento Verticale

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Intrecci, tracce, appunti…

Photo curtesy Carolina Valencia Caicedo

Photo curtesy Carolina Valencia Caicedo

Photo curtesy Lia Cecchin

Photo curtesy Lia Cecchin

 

Una marcia al femminile, Arachne – 10giugno2018

Una lunga marcia attraversà il Salento, da Galatina a Santa Maria di Leuca. Una marcia al femminile, una performance collettiva.
Domenica, dall’alba al tramonto, una lunghissima marcia dedicata al genere femminile, in questa meravigliosa terra salentina! Un omaggio e una fuga dal tarantismo, dalle gabbie sociali, dai clichés culturali, da tutte le forme di discriminazione! Con lo sguardo rivolto al Mediterraneo, con la consapevolezza di essere il Sud dell’Europa, con le responsabilità dell’Occidente e contro tutti gli abusi su tutte le cosiddette “minoranze”

Il nuovo lavoro di Romina de Novellis prodotto da Ramdom con il sostegno del bando Siae S’Illumina e Mibact.

Siete tutte inviatate a partecipare, anche a percorrere con noi un piccolo pezzo o ad aspettarci all’arrivo previsto per le 19:30 circa a punta Ristola, Leuca.

qui puoi trovare maggiori info

RAMDOM A PLATFORM PROJECTS 2018 – ATENE

Ramdom farà parte della mostra ad Atene al Platform Project dal 17 al 20 maggio, nello stand 19. In questa occasione internazionale, siamo orgogliosi di presentare i lavori di Jacopo Rinaldi (Intervallo) e Roberto Memoli (Verderame), due dei quattro residenti del progetto Sino alla fine del mare.

Il nostro stand includerà i lavori di Alessandro Carboni, Luca Coclite, Carlos Casas e Giuseppe De Mattia.

Per saperne di più https://platformsproject.com/

En route to the South di Elena Mazzi e Rosario Sorbello

ARTISTI IN RESIDENZA

Al via il nuovo progetto di residenza!

La pratica dell’apicoltura nomade e il fenomeno della migrazione umana che ha coinvolto l’intera area mediterranea per vent’anni. Il progetto, che si focalizza in un preciso territorio -il sud salento- sarà presentato a luglio 2018! Stay tuned!

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Il progetto è supportato dal bando SIAE “Sillumina, copia privata per i giovani per la cultura” (Ed. 2017)

Arachne: una marcia femminile oltre il tarantismo

ARACHNE è una marcia femminile verso il Sud, fino ai confini dell’Europa. Il progetto sarà il frutto della residenza di Romina De Novellis a Ramdom.

3 Eventi pubblici nel Salento per parlarvene. Unisciti a noi!

17 apr_Galatina – Sala Scuderie, Palazzo Gallone

18 apr_Tricase – Palazzo della Cultura, Sala Contaldo

19 apr_Lecce – LOFT

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Il progetto è supportato dal bando SIAE “Sillumina, copia privata per i giovani per la cultura”

Al via il nuovo progetto di residenza

Sulla base e in continuità con l’esperienza attivata lo scorso anno (2017-2018) che ha visto la partecipazione di quattro artisti – Simona di Meo, Roberto Memoli, Nuvola Ravera e Jacopo Rinaldi – l’associazione Ramdom, vincitrice per il secondo anno consecutivo del bando SIAE | Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura, darà vita ad un programma di residenze dal titolo Sino alla fine del Mareche vedrà la partecipazione degli artisti Romina De Novellis, Elena Mazzi, Riccardo Giacconi + Carolina ValenciaCaicedo e Lia Cecchin.

Il programma, sarà a cura di Claudio Zecchi.

La residenza, in continuità con la ricerca di Ramdom sul tema delle cosiddette Terre Estreme, si propone metodologicamente di ragionare sul processo come strumento di indagine e luogo di formalizzazione della ricerca. Il territorio e le sue comunità, oggetti di indagine dell’intero percorso, saranno affrontati da prospettive differenti grazie alla partecipazione in qualità di tutors di alcuni professionisti in altre discipline: Domenico Licchelli (Education and Public Outreach Specialist, Osservatorio Astrofisico R.P.Feynman e Progetto POLARIS), Aria Spinelli e Maria Pecchioli (Curatrice/ricercatrice indipendente e artista, Radical Intention); Michele Romanelli (Psicologo, Humus Interdisciplinary Residence) e Massimo Carozzi (Artista, Zimmerfrei).

Sino alla fine del Mare (2018-2019) è un progetto realizzato da Ramdom con il sostegno del MiBACTe di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura.