Nuvola Ravera: “I limiti del paesaggio-territorio sono l’orizzonte di visioni e suggerimenti”

La ricerca dell’artista Nuvola Ravera è ispirata dal sistema esperienzale cui fa riferimento la biografia.  I suoi interessi passano per la ricostruzione delle dimenticanze, la narrativa del folklore o le abitudini di gruppi specifici di persone, e concentra suo lavoro su tematiche legate alla psiche, la percezione, lo studio della dimensione onirica degli stati non ordinari attraverso il dialogo con altre discipline in un continuo conflitto e riassestamento fra le parti e la messa in crisi di diversi linguaggi. Quando ci parla del suo progetto per la residenza artistica “Sino alla fine del mare” e la sua esperienza del territorio del Capo di Leuca, la forma che prende il suo discorso rispecchia anche la sua forma di osservare il mondo attorno.

-Dopo questi primi mesi di residenza pensi che questa sia una terra estrema?

Più che di terre estreme parlerei di altri mondi e altri modi di esserci. Isaac Newton diceva che ciò che sappiamo è una goccia e ciò che ignoriamo un oceano. Potremmo considerare l’estremo come ciò che ignoriamo mentre il nostro centro come la zona di comfort che ci è nota.

L’idea di estremità si fissa tendenzialmente nelle società in base a regole e confini dati da egemonie che stabiliscono valori dalle pretese universali e auto-centriche.

La condizione di marginalità è talvolta un’impasse psicologica in cui si culla, tanto un sistema centrale dominante che pone a margine degli enti, tanto chi si sente inscritto in una condizione di esclusione in luoghi in certa misura dimenticati. Questo per porre l’accento sulla necessità di familiarizzare con ciò che comunemente viene dato per periferico e per provare ad allentare la retorica e la tensione di crisi e mancanza che si instaura in questo tipo di dualità in cui facilmente zoppichiamo.

-Quali sono gli elementi che stanno influenzando maggiormente il tuo processo creativo?

I limiti del paesaggio-territorio sono l’orizzonte di visioni e suggerimenti. I sorveglianti dell’altro mondo, le pietre, la terra, mare e cielo, luoghi di vegetazione sono in continuo assestamento per la ricerca di un sopito equilibrio con l’antropizzato e i viventi. Questi elementi concorrono a dipingere una scena utile per avvicinarsi seppur con sguardo parziale alle emergenze di cose nascoste. Sono loro a chiamare affinché si continui oltre nella trasformazione di questa esperienza.

-Su quali aspetti intendi incentrare il tuo lavoro di restituzione finale?

Il lavoro si articola in tre fasi fondamentali:

  1. In prima battuta l’interesse sta nel far emergere parti sotterranee d’inconscio del luogo attraverso uno sguardo che prende in prestito gli strumenti propri della psicanalisi in una narrazione non lineare.
  2. Attraverso l’osservazione del territorio stanno emergendo tratti di gioia e sofferenza materiale e immateriale da prendere in carico attraverso una o più azioni simboliche – sfoghi rituali non risolutivi per condividerli nello spazio pubblico costruendo oggetti d’evocazione.
  3. In ultimo per completare il ciclo di scambio si sta delineando l’ipotesi di un incontro in cui più personalità sono chiamate a dialogare in maniera non didascalica e descrittiva sulla psiche del territorio con un pubblico in ascolto.

-Tre parole per definire queste terre (estreme).

Centrale,

Muta

Frammentaria

+ Festa, “festa è un eccesso permesso, anzi offerto, l’infrazione solenne di un divieto” Freud

Per sapere di più su Nuvola Ravera e i suoi appunti.

Intervista di Maria Dabén Florit