Fieldnotes: Roberto Memoli (2)

“Pensare quindi di intervenire all’interno delle dinamiche trasformative di un luogo presuppone la capacità di comprenderne la dimensione visibile e non visibile delle azioni che si sono sovrapposte, dei segni che tra di loro possono essersi integrati, cancellati, parzialmente o completamente, o semplicemente sovrapposti, la capacità di cogliere, in contesti molto diversi, il valore della misura dei segni, quale sintesi della qualità e incisività delle azioni che si sono depositate o si vanno a depositare. […] Non sembra pertanto possibile pensare che all’oggi ad operazioni trasformative che aggiungano, sottraggano, o ricompongono in nessi, segni al paesaggio, senza che si riconsideri il criterio della complessità, inteso come capacità di valutare la parte come un tutto, organismo e unità di percezione spazio-paesaggio e, contemporaneamente, come sistema e manifestazione di un’organizzazione territosiale o ambientale che supera sempre la dimensione locale.”

Laura Zampieri,  Per un progetto nel paesaggio,   Quodlibet Studio

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“Paesaggio, secondo me, indica ciò che si trova alla porta del nostro sguardo. […] ciò che conserviamo nella memoria dopo aver smesso di guardare, ciò che conserviamo nella memoria dopo aver smesso di esercitare i nostri sensi all’interno di uno spazio investito dal corpo.”

Gilles Clément,  Giardino, paesaggio e genio naturale,  Quodlibet

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Partire questa volta dalle suggestioni sedimentate e non dall’idea di dover restituire qualcosa del luogo al luogo stesso, dal momento che chi abita il luogo forse lo conosce meglio di noi. Creare un’azione che susciti curiosità. Qualcosa di estraniante e/o inconsueto.

Qui non finisce nulla.

Ciò che si illumina di notte porta con s’è storie, memorie cancellate, vuoti, posti da rimpiazzare su di una superficie vasta.

Fieldnotes: Roberto Memoli (2)

Fieldnotes: Nuvola Ravera (1)

#01 appunti per una residenza

Tutto l’universo cerca di usare la minor energia possibile

Per rispondere al tema di finis terre o terra estrema propongo di rielaborare una metodologia di ricerca che ho iniziato a Venezia in via germinale e che vuole porre l’ambiente nella posizione di organismo vivente dotato di echi psichici. Per fare ciò mi vorrei avvalere del supporto di uno o più professionisti con cui instaurare alcune conversazioni critiche. La collaborazione fra me e uno psicanalista in dialogo con il territorio per realizzare la serie di sedute en-plen air così da considerare il paesaggio come paziente custode di inconscio, tarda ad iniziare. Questa resistenza è un elemento non da poco che soggiace al carattere del luogo.
Una serie di rallentamenti nel trovare un interlocutore con determinate caratteristiche, mi sta portando a raccogliere degli elementi significativi trovati durante il periodo di residenza. Esercizi, verifiche e letture mi accompagnano nell’intento di costruire una relazione anche corporea con i luoghi, la terra, gli spazi, i vuoti. Facendo finta di aver iniziato già le sedute o immedesimandomi io stessa nell’analista assente, raccolgo segnali visivi e suggestioni.

A seguito delle analisi, l’intenzione è quella di superare la possibile indicazione sintomatica attraverso gesti simbolici che racchiudano il significato dei ritrovamenti conseguiti.
Senza la pretesa di pormi come figura curante e tantomeno con l’intenzione di proporre una riforma degli organismi geografici, desidero giungere per mezzo delle sedute ad apparizioni poetiche che forzino gli elementi emersi verso un lieve spostamento della percezione, la creazione di dubbi, l’allenamento dell’attenzione, la presa in carico dei limiti di una zona, sia essa interiore o fisica.

Continua Fieldnotes 2 Nuvola Ravera

Fieldnotes: Roberto Memoli (1)

“L’acqua dispone di mezzi eccezionali per soddisfare le proprie voglie: contorna le cose. Ne fora i bordi, erode le loro superfici, filtrando tra gli spifferi che trova sulla strada. Chi si ferma è perduto.”

Luca Trevisani,  Water ikebana stories about solid & liquid things,  Humboldt Books

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I rumori erano fuori.

Un misto tra curiosità e paura mi bloccava all’ingresso di quella grotta.

Quel suono basso mi portava giù.

 

Morto a galla.

Le orecchie sfrigolano e prendono colpi.

I suoni vengono mascherati.

Spazio liquido.

 

Il piano orizzontale non ci mette alla pari con il mare e la terra.

 

Un’intervento nello spazio. Portare qualcosa all’interno di un contesto.

Non si tratta di restituire, ma di dare. Cosa posso dare?

 

Navi fantasma transitano in aree invisibili.

Come si può restituire un’area invisibile?

Un’area invisibile può essere riproposta tramite la dimensione sonora.

Il suono è l’elemento per definisce uno spazio.

 

Grotte e passaggi in casse di risonanza.

Risonanza: http://www.treccani.it/vocabolario/risonanza/

 

Fieldnotes: Roberto Memoli (1)