Sino alla fine del mare: le azioni e la mostra

SINO ALLA FINE DEL MARE

Simona Di Meo, Roberto Memoli, Nuvola Ravera, Jacopo Rinaldi

A cura di Ramdom

 All’interno di “Indagine sulle Terre Estreme” Simona Di Meo, Roberto Memoli, Nuvola Ravera e Jacopo Rinaldi, presentano le ricerche attivate grazie alla residenza di sei mesi “sino alla fine del mare” che da il nome alla mostra di restituzione dei lavori installati al primo piano della Stazione Ferroviaria Gagliano – Leuca così come in altri luoghi diffusi nel paese.

Simona Di Meo (Roma, 1986) con Crossing borders is an intimate act ? presenta la prima tappa di un progetto di ricerca che indaga le relazioni tra le comunità che risiedono sui confini italiani, greci e albanesi, con l’obiettivo di narrare una nuova storia caratterizzata da un punto di vista intimo, domestico e informale. Grazie a queste interrelazioni, il lavoro di Simona di Meo intende costituire una polifonia di voci capace di affiancare la storia ufficiale. Nel periodo di residenza a Gagliano del Capo, ha attivato dei laboratori di raccolta storie, successivamente restituiti alla comunità attraverso una campagna di affissioni di manifesti dalle cromaticità blu e argento. Azioni che saranno riproposte in Grecia, in Albania e conseguentemente intrecciate al racconto istituzionale di quei momenti storici che hanno caratterizzato le tre terre di confine, con l’obiettivo di realizzare un’unica traccia sonora. Al primo piano della stazione il lavoro è presentato in forma scultorea, l’artista infatti interviene sulle matrici dei manifesti, andando a sottolineare la materia grezza e, nei suoi vuoti, le possibilità ancora aperte del complesso progetto a lungo temine.

Roberto Memoli (Modugno, 1989) fa riferimento con Verderame alla memoria delle “focare”, ovvero all’accensione di fuochi come gesto di buon auspicio. L’interesse è rivolto alla ritualità antica di queste azioni popolari, andando a indagare la perdita necessaria per divenire altro, quel processo di transizione che in forma sempre diversa ha accompagnato la storia dell’umanità. Il suo lavoro è composto da un’installazione sonora dal carattere effimero, e da un’opera video nel quale un tronco di ulivo, bruciando, emana una fiamma verde – turchese. Questo riferimento al legno sposta l’asse dall’esperienza antropocentrica alla trasformazione del paesaggio, chiaro rimando all’attuale condizione che il Salento sta vivendo a causa della Xylella. Il fuoco allora rientra come elemento purificatore e il verderame come materia alchemica, figlia di una saggezza senza tempo capace di estirpare ogni male.

Nuvola Ravera (Genova, 1984) è andata alla ricerca dei “residui psichici” di un paesaggio, isolandone alcuni elementi nodali. Le storie dell’azzurro. Pratiche sulla soglia per malattie immaginarie, è un lavoro processuale composto da diverse azioni realizzate come manifestazione di un pensiero in fase di elaborazione. Azioni che si ramificano nel paese come tracce disseminate in spazi interstiziali, al confine tra conscio e inconscio, tra visibile e invisibile, tra possibilità e impedimento. In un luogo abitato prettamente da uomini, dei separé ritagliano lo spazio andando a ricreare diversi gradi di separazione, il bar 2000 è occupato dall’azione performativa “Mal di madre” nella quale alcune donne, di generazioni diverse, dialogano dando voce a un’esperienza dai tratti psicodinamici. Sperimentazione ricercata anche nell’architettura con “occhio non vede, bocca non parla” per il quale è stato fatto un foro su un edificio murato liberandone le possibilità di espressione. Con “fine”, manifesti e supporti funebri sono installati in zone liminali e segnano il confine tra le architetture del paese e i piccoli residui di campo, mentre al primo piano della Stazione una pila di cartoline turistiche sospese tra gli stipiti della porta d’entrata, sfida la forza di gravità, ostruendone l’ingresso.

Intervallo di Jacopo Rinaldi (Roma, 1988) è un’opera in movimento. L’installazione prevede la sostituzione delle tende di un’automotrice che viaggia sulla linea ferroviaria FSE con dei tendaggi a stampa che riproducono una serie di fermi immagine tratti da una pellicola di un cinegiornale del 1935. Nell’estratto scelto dall’artista, il paesaggio dell’Eritrea è visto dai finestrini di una Littorina Fiat di nuova produzione, da allora la “littorina” diventa un termine d’uso comune per definire le automotrici leggere. Si tratta di una sequenza di un secondo frammentata in 16 fermi immagine, ovvero il numero minimo di immagini in grado di restituire allo spettatore l’impressione di un movimento continuo. I finestrini allora si fanno schermi, ed è come se il paesaggio in movimento visto dal treno avesse in qualche modo anticipato il cinema. Al primo piano della Stazione di Gagliano del Capo, le tende sottratte dal vagone passeggeri sono allineate a intervalli irregolari, ricreando la suggestione dell’attraversamento del paesaggio, delle narrazioni di cui si caricano questi tessuti e le loro cromaticità grazie alla luce e al movimento nello spazio.

 

CREDITS

 

Con il sostegno del bando Residenze – Arti Visive SIAE | Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura e MiBACT e con il patrocinio del Comune di Gagliano del Capo.

 

Si ringrazia: Ferrovie del Sud Est, Falegnameria Rizzo, Bar 2000, Amenostudio, Arbace lavori, Tommaso Ardito, Ferramenta Fortunato, L’arte della Cornice

 

Corrado Bertoni, Francesca Chiave, Antonio De Luca, Vito Ferramosca, Elena Gigante, Domenico Licchelli, Michela Lupieri, , Elena Mazzi, Claudio Mele, Luigina Paradiso, Antonella Passaseo, Cesare Pietroiusti, Alberto Piccini, Silvia Potì, Mariella Mangiullo, Renata Trulli, Rocco Monteduro, Sergio Solombrino, Rosario Sorbello, Ruggero Rizzo, Claudio Zecchi